DispensaBarzotti, The Barnard Loop
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“The Barnard Loop”: a kind of magic

Alla vigilia dell’atteso debutto a Parma del loro nuovo spettacolo abbiamo intervistato Alessandra Ventrella e Rocco Manfredi di DispensaBarzotti

di Alberto Zanetti

Al Teatro al Parco di Parma venerdì 17 e sabato 18 dicembre 2021 debutta “The Barnard Loop”, il nuovo spettacolo di DispensaBarzotti, giovane compagnia italiana con sede a Marsiglia, che racconta le paure di un giovane fragile e maldestro con il nuovo linguaggio della “magie nouvelle”.

Ideato e scritto da Alessandra Ventrella e Rocco Manfredi, diretto da Alessandra Ventrella e interpretato da Francesco Napoli, lo spettacolo è coprodotto da DispensaBarzotti e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, fa parte della stagione 2021/22 del Teatro delle Briciole e viene presentato nell’ambito di “Tutti matti sotto zero“, festival internazionale di Circo Contemporaneo e di magie nouvelle in programma a Parma fino al 6 gennaio 2022.

“The Barnard Loop” tratta con delicatezza la paura di essere un nessuno che nulla sa con certezza, la sensazione di essere un piccolo punto nell’immensità dell’universo. “Tableaux” in movimento e senza parole, le scene dello spettacolo raccontano questa paura attraverso il percorso di un giovane uomo in una notte d’insonnia, disegnando così un ritratto intimo delle paure e delle ossessioni di Barnard, personaggio perennemente indeciso, stralunato e maldestro, ma che non perde occasione per rivelarci tutta la sua fragilità. Lo spettacolo è un omaggio al mistero, all’imprevedibile, al destabilizzante e al surreale.

DispensaBarzotti, “The Barnard Loop” (foto di Francesco Cibati)

Leggendo le note di presentazione di “The Barnard Loop” ci siamo detti: questo è proprio “da vedere”, cioè è qualcosa di cui fare esperienza perché si discosta da modalità di visione ordinarie… La nostra impressione è giusta? Com’è nato questo spettacolo?

La modalità di visone è tradizionale: ci si ritrova, assieme, in una sala teatrale; le luci si spengono e comincia lo spettacolo. Niente di particolarmente innovativo insomma, ma per noi esperienza insostituibile. Un momento prezioso e raro. Quella che invece potrebbe risultare meno ordinaria, è la scrittura dello spettacolo, maturata dopo un processo di creazione durato tre anni e che ci ha visti mettere al centro del lavoro il linguaggio magico. “The Barnard Loop” è uno spettacolo senza parole di magie nouvelle, ovvero il suo linguaggio principale è quello della magia che diviene dunque narrativa. Tuttavia, possiamo facilmente dimenticare di trovarci di fronte ad uno spettacolo d’illusione: non c’è nessuno sulla scena che sembri palesemente un mago, nessuno farà apparire un coniglio da un cappello né una colomba da un foulard. Lo spettacolo non è composto dal susseguirsi di numeri, ma la magia è il linguaggio proprio della scena. “The Barnard Loop” è infatti una fiaba, quasi un cartoon, un sogno che non può essere raccontato se non attraverso questo linguaggio.

Il titolo si ispira a una nebulosa situata nella costellazione di Orione: qualcosa di remoto e inspiegabile… Per voi è normale guardare ai territori di scienza, tecnologia, filosofia… quanto è importante per il teatro misurarsi con il suo “fuori”?

Per noi è fondamentale. Il teatro si nutre della vita, reale e immaginaria. Se non si guarda ad altro, non sapremmo cosa fare guardare. Il titolo è una suggestione… L’anello di Barnard. Una nebulosa, nella costellazione di Orione, di cui non conosciamo esattamente né la grandezza né la distanza dal nostro pianeta. Ma che cos’è che conosciamo con certezza?



Il “percorso” del vostro giovane personaggio – l’unico attore in scena – rappresenta un’esperienza sovrastorica e universale (paure, ossessioni, scoperte…) o può riferirsi a una situazione particolare, contemporanea, che stiamo vivendo?

Noi la trattiamo come un’esperienza “universale”: una notte dove non si riesce a dormire per le troppe domande che si affollano nella nostra mente…

Avete spesso realizzato creazioni itineranti, installazioni, progetti che non prevedevano sedi e luoghi tradizionali. Come cambia il vostro lavoro quando dovete confrontarvi con la “sala”?

La sala permette una concentrazione diversa. Le energie e le atmosfere sono incredibilmente palpabili. Il lavoro sull’immagine può essere molto curato: amiamo lavorare nel nero come nello sfondo di un dipinto.

Dal 2019 avete sede a Marsiglia: com’è l’Italia (e la sua scena artistico/culturale) “vista da fuori”? Come avete vissuto questi ormai due anni di pandemia?

Le produzioni di teatro italiano non si vedono molto, ma le artiste e gli artisti italiani sono al contrario molto presenti. La pandemia, che periodaccio, ma per fortuna siamo in salute e possiamo debuttare a brevissimo in una sala teatrale, meglio di così!

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