"Bros" di Romeo Castellucci Reggio Emilia
Speciali

Potenza di “Bros”

Siamo stati a vedere alla Cavallerizza il nuovo spettacolo della Societas: il teatro di Romeo Castellucci continua a non fare prigionieri

di Kos Tedde

Non bastavano le mascherine. Pure i tappi per le orecchie mono-uso attendevano, infatti, gli spettatori all’ingresso di “Bros”, ultimo spettacolo di Romeo Castellucci alla Cavallerizza di Reggio Emilia.

I tappi, in realtà, servivano. Eccome. I bassi – potenti e profondissimi – aggredivano fin dal foyer. Così come il fumo che incominciava a penetrare, invitante e sinistro.
Il dato programmatico di questo Bros era noto: un nutrito gruppo di inconsapevoli non-attori vestiti da poliziotti manovrati in scena e “in diretta” da ordini e istruzioni ricevute via auricolare.

“Bros” di Romeo Castellucci (foto da www.societas.es)

La sala è gremita, 100%. Vista l’accoglienza e la vigilia – negli annunci si avvertiva: “verranno sparati colpi a salve” – l’atmosfera è tesa. Tale rimarrà per uno spettacolo per molti aspetti da ricordare, anche a prescindere da alcuni presupposti ormai risaputi della Societas: messa in scena rituale, dimensione sacra e auratica, ipercitazionismo.

Ma bisogna subito ammettere che la forza e il gusto delle scelte visive e scenografiche (cui si aggiungono anche quelle olfattive: incenso, polvere da sparo…) rimangono straordinarie: il teatro come visione vince ancora.

Questa scena nera attraversata da una sarabanda di corpi e da continue variazioni (luci, polvere, teli, drappi, grandi pannelli…) colpisce davvero come sogno e come incubo. Scena centrifuga e policentrica: più cose accadono contemporaneamente, bisogna scegliere dove guardare e così, alla costrizione dell’attore, sembra corrispondere la libertà del pubblico.

Tanta violenza, certo: sonora e rappresentata. Ma anche ironia e momenti da slapstick comedy.
“Bros” parla di controllo, pericolo autoritario, profezia, catastrofe e rinascita, volendo anche d’attualità. Ma è dove non “parla” – il terribile bordo dell’ineffabile: da una parte si rischia di cadere nella solennità, dall’altra di perdersi nell’irrazionale – che diventa indimenticabile.




foto da www.societas.es

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