di Alberto Zanetti
Dopo l’estate torrida, per tanti è tempo di guardare in faccia un’altra stagione… E di ripartire. Uno delle prime occasioni è il ParmaJazz Frontiere Festival, storica manifestazione che giunge al traguardo dei trentun’anni con il doppio maggio nel titolo a Coltrane e Davis: “Un amore supremo, una specie di blu”.
L’esordio è stato sabato 12 settembre con un concerto d’eccezione. Sul palco della Casa della Musica, ecco il clarinettista Louis Sclavis, nume del jazz europeo più volte ospite del festival, e l’altrettanto celebrato pianista Benjamin Moussay: una collaborazione pluriennale il cui ultimo capitolo è rappresentato dall’album “Unfolding” uscito per ECM nel 2024.
Il “dialogo” parte atmosferico e narrativo per poi farsi più drammatico, teso, avventuroso. Ma, anche nei momenti più intensi e concentrati, la trama non viene mai smarrita.
Tra i sette brani eseguiti, in buona parte a firma di Moussay, la nostra preferenza va all’esecuzione di “Siete lagunas” dove i due si alternano, si allontanano per poi re-incontrarsi in un saliscendi emozionale. Ad emergere è spesso un eco folk, popolare come nel divertito bis.
Lo aveva anticipato come uno dei tratti caratteristici di Sclavis la presentazione del direttore artistico Roberto Bonati che il 3 ottobre dirigerà la Parma Frontiere Orchestra nella nuova produzione “Canticum” nella splendida cornice della Chiesa di San Giovanni Evangelista.

In sostanza: ottimo inizio anche grazie alla cordiale affabilità dei due artisti…
E già ci si proietta al live di XY Quartet (giovedì 17 settembre) e, soprattutto, all’omaggio a Coltrane di venerdì 18 settembre, sempre alla Casa della Musica, sempre con due big: James Brandon Lewis e Chad Taylor. Arriveranno poi, tra gli altri, Anders Jormin & Natalia Rogantini (domenica 20 settembre), Paolo Botti alle prese con Dylan (domenica 4 ottobre), Andy Sheppard Trio con Rita Marcotulli & Michel Benita (sabato 10 ottobre), Mauro Grossi (sabato 24 ottobre), premi e progetti speciali fino a inizio novembre. Stiamo sintonizzati.
Immagine in evidenza: Louis Sclavis e Benjamin Moussay (foto di Stephanie Griguer)