Andy Warhol in mostra a Ferrara
Mostre

Le mostre da vedere

Nel cinquantesimo anniversario dell’epocale mostra “Ladies and Gentlemen” del 1975-76, Palazzo dei Diamanti a Ferrara accoglie nuovamente una delle più carismatiche figure del Novecento, Andy Warhol. Trovate questo e molto altro alla pagina dedicata alle mostre da vedere in Emilia-Romagna, appunto, e dintorni


Pittura, scultura, fotografia, architettura, grafica, design. La nostra guida aggiornata alle mostre da vedere in programma a Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna, in Romagna, a Milano, Torino e in Toscana.



dal 8 marzo al 26 luglio 2026
Giuditta Branconi. Cannon Fodder
Reggio Emilia, Collezione Maramotti
Per “Cannon Fodder”, prima mostra personale di Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale, la giovane artista ha realizzato una serie di nuove opere pittoriche e una grande installazione composta di tele dipinte, nella quale il pubblico potrà entrare fisicamente. Il titolo della mostra (“carne da cannone”) fa riferimento a corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema più ampio. Nello slittamento dal campo militare alla dimensione visiva e simbolica, le immagini di Branconi si trasformano in munizioni di denuncia di un presente violento e opprimente: compresse, cariche, pronte a detonare sulla superficie della tela, in un’esplosione non solo formale, ma anche emotiva e politica – un eccesso che rifiuta la compostezza. La pittura di Branconi, ricca e traboccante, è spesso contraddistinta da una travolgente densità visiva e si sviluppa sia sul fronte che sul retro dei sottili tessuti che utilizza come base, moltiplicando le possibilità espressive e i livelli di lettura.

mostra permanente
Di libri, acqua e chizze – Sei secoli di storia ebraica a Reggio Emilia
Reggio Emilia, Sinagoga
Nell’anno 5173 arrivano a Reggio Emilia i primi ebrei. Questo rispetto al calendario ebraico. Tradotto in quello gregoriano, siamo nel 1413: è l’anno in cui viene stipulato il primo contratto tra il Comune e Muso, figlio del fu Luguzo, prestatore di denaro. Da quel momento iniziano sei secoli di storia ebraica reggiana. Dopo l’istituzione del ghetto, nel 1669, gli ebrei reggiani sono obbligati a vivere in poche strade dove dal 1672, sorge una prima sinagoga, sostituita nel 1858 da quella attuale, in via dell’Aquila. La targa posta all’ingresso, che commemora il 50° anniversario della festosa inaugurazione di questa sinagoga, racconta un’appartenenza forte e sentita: gli ebrei che vivevano qui erano reggiani, oltre che, naturalmente, italiani ed ebrei. L’Unità d’Italia e Roma capitale, strappata al potere temporale della Chiesa, segnano una stagione di emancipazione e di convivenza. Ma i sei secoli di storia ebraica reggiana non sono lineari: periodi di convivenza si alternano a momenti di esclusione. Questa mostra invita a seguire ed esplorare questo percorso non sempre lineare.

fino al 30 marzo 2026
Federico Borella. The Sheroes Cafe_Donne di ieri oggi domani, qui e altrove
Reggio Emilia, UNIMORE – Aula Magna Manodori
Attraverso le sue immagini Federico Borella porta a Reggio Emilia le storie di donne che hanno trasformato una violenza indicibile in un nuovo inizio, trovando nel lavoro comune e nella relazione con l’altro la strada per ricostruire sé stesse e la propria dignità. La mostra racconta lo Sheroes Hangout Cafe, simbolo di un gruppo di donne che hanno lottato per ricostruire le loro vite dopo essere state attaccate con acido, aggressioni spesso perpetrate da un membro della famiglia, o un conoscente, o un vicino.



fino al 31 maggio 2026
100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard
Parma, Palazzo Tarasconi
Un’occasione unica per immergersi nel cuore di un movimento che ha rivoluzionato il modo di vedere, sentire e rappresentare la realtà. Il percorso espositivo conduce il pubblico attraverso un viaggio ricco e articolato tra i grandi protagonisti dell’Impressionismo: Claude Monet, Alfred Sisley, Vincent van Gogh, Giovanni Boldini, Paul César Helleu, Eugène Isabey, Antoine Guillemet fino a Pierre Bonnard e agli artisti che ne hanno raccolto e sviluppato l’eredità. Accanto ai maestri del movimento, la mostra presenta anche le opere degli artisti della Scuola di Barbizon – Corot, Rousseau, Daubigny, Millet – figure fondamentali per la nascita della nuova sensibilità paesaggistica che avrebbe poi dato slancio all’Impressionismo.

dal 27 marzo al 26 luglio 2026
Bernardo Bertolucci. Il Novecento
Parma, Palazzo del Governatore
La mostra celebra il cinquantesimo compleanno del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Presentato per la prima volta al 29° festival di Cannes nel maggio del 1976 (e in sala dal settembre successivo), e salutato da subito come un classico contemporaneo, il film è stato oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni e dispute che ne hanno fatto una delle opere più acclamate e discusse degli anni Settanta in Italia e nel mondo. Decennio questo che, insieme al racconto sul film, entra nella narrazione della mostra per attraversare la febbrile atmosfera intellettuale del periodo e con esso tutte le utopie del secolo breve. Il percorso espositivo si articola in quattro macro-sezioni che guidano il visitatore nella genesi di Novecento e nella sua eredità artistica tra materiali inediti, testimonianze d’epoca e opere pittoriche, ripercorrendo così un film che ha segnato profondamente la storia del cinema moderno e che rappresenta, ancora oggi, una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese.

dal 28 marzo al 28 giugno 2026
Erté. Lo stile è tutto
Fontanellato (PR), Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci
La nuova mostra al Labirinto della Masone, a cura di Valerio Terraroli, è dedicata a Erté, una delle figure più emblematiche del gusto Art Déco. Scenografo, costumista e artista visivo tra i più poliedrici e visionari del Novecento, Erté seppe fondere in un linguaggio inconfondibile gli elementi decorativi e simbolici della modernità tra le due guerre. I suoi disegni, tra geometrie sofisticate ed eleganze impossibili, raccontano il mutare degli stili e l’inarrivabile mondo delle dive, ma anche il dialogo tra alta moda e cultura di massa. Presente con le sue opere nelle principali collezioni pubbliche e private del mondo, Erté è al centro di un’esposizione che riunisce oltre centocinquanta lavori, molti dei quali mai esposti al pubblico, offrendo uno sguardo ampio e inedito sulla varietà e la ricchezza del suo universo creativo.

fino al 12 aprile 2026
Steve McCurry. Orizzonti lontani
Parma, Palazzo Pigorini
Le foto del grande maestro statunitense presentate a Parma non seguono un criterio cronologico o geografico, ma saranno accostate per affinità di soggetti, emozioni e atmosfere, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi, anche lontanissimi tra loro, evocando il senso profondo di umanità che si respira in ogni scatto dell’artista.

fino al 30 aprile 2026
Tutto in una sera. Mario Schifano e Remo Gaibazzi
Parma, Associazione Remo Gaibazzi
Mario Schifano e Remo Gaibazzi si incontrano solo una volta, una sera, a Parma, nell’autunno 1987. La mostra, a cura di Alessandro Castiglioni, vicedirettore e senior curator del Museo MA*GA di Gallarate, è promossa dall’Associazione Remo Gaibazzi con l’Archivio Mario Schifano. Le opere, alcune delle quali inedite, della mostra mettono in relazione, in un’atmosfera meditativa e notturna, una possibile esplorazione di quell’incontro, in cui i due artisti hanno parlato, tra loro, di pittura, delle forme della propria pratica artistica e delle relazioni tra velocità e lentezza, tra costruzione e decostruzione, immediatezza e metodicità. Il progetto espositivo approfondisce, sotto una luce inedita, non solo l’opera di questi due protagonisti dell’arte italiana, ma anche la peculiare specificità del loro dialogo e di come questo possa parlare di altri, possibili, incontri. Remo Gaibazzi (1915–1994) ha legato tutta la sua attività alla città di Parma, dopo gli esordi legati all’illustrazione, si dedica alla pittura. Il suo linguaggio, colto e sofisticato, si muove dai riferimenti alla Nuova Oggettività nel Secondo Dopoguerra all’Astrazione Analitica tra anni Sessanta e Settanta. Mario Schifano (1934–1998) è uno dei più rilevanti artisti italiani del XX secolo. La sua ricerca lo porta ad attraversare da protagonista le grandi tendenze estetiche del Secondo Novecento: dal Minimalismo alla Pop art, dal cinema sperimentale alla fotografia, al ritorno alla pittura.

fino al 28 giugno 2026
Il Simbolismo in Italia
Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani-Rocca
Bellezza, mistero, ossessione. Una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano. Più di 150 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al grande pubblico la stagione più visionaria dell’arte italiana tra Otto e Novecento: un capitolo che si sviluppò in dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffaellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Eppure la via italiana al Simbolismo seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio capace di tenere insieme tradizione e modernità. La natura come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, la figura femminile come presenza ambivalente, il paesaggio come spazio dell’interiorità, il segno grafico come veicolo dell’invisibile: sono i nuclei tematici delle sette sezioni della mostra, concepite per restituire tutta la complessità e l’ampiezza dell’immaginario simbolista italiano.




dal 20 marzo al 3 maggio 2026
Alessandro Lupi. Così è, se ci appare
Modena, Palazzina dei Giardini
La mostra presenta il lavoro di Alessandro Lupi, artista che da trent’anni esplora il rapporto tra luce, spazio e percezione. Il titolo, che rimanda a Pirandello, sintetizza il tema centrale: la realtà non è univoca, ma cambia a seconda di come la osserviamo. Lupi utilizza la luce non come semplice illuminazione, ma come materia scultorea capace di trasformare lo spazio e alterare il modo in cui percepiamo le forme. Le sue installazioni interattive e site-specific invitano lo spettatore a un ruolo attivo. L’allestimento è organizzato in sette cicli di opere che illustrano le diverse fasi del lavoro dell’artista. Alcune installazioni sono state realizzate appositamente per la Palazzina dei Giardini ducali. Il percorso affronta temi complementari: dalla materia luminosa come scultura all’illusione ottica, fino alla riflessione ambientale e identitaria; e ti guida attraverso ambienti immersivi dove la luce diventa esperienza, memoria e forma di conoscenza.

fino al 3 maggio 2026
Seeing is Believing. Vedere per credere
Modena, Palazzo Santa Margherita
Oggi possiamo aprire un programma, studiare e ottimizzare un prompt, e così lo scatto fotografico nasce da un insieme di parole. Questo è reso possibile dall’intelligenza artificiale, e quindi che cos’è oggi la fotografia? L’artista belga Mishka Henner presenta a Modena la sua prima mostra personale in Italia, una riflessione per immagini sulla fotografia contemporanea. La mostra esplora il ruolo dell’immagine fotografica e i nostri sistemi di credenze nel mondo contemporaneo. Oggi la fotografia non è più legata solo alla macchina fotografica, ma è l’elemento principale di ogni comunicazione. Crediamo più a ciò che vediamo che a quello che leggiamo o ci viene raccontato. Come spiega la curatrice Chiara Dall’Olio: “Le immagini fotografiche, proprio come le immagini sacre medievali a cui Henner si rifà, sono portatrici di messaggi e di storie, rivelatrici di sistemi culturali e di potere. Vedere per credere, appunto”.

fino al 6 settembre 2026
20 Anni del Museo della Figurina
Modena, Museo della Figurina
Il Museo della Figurina celebra vent’anni di apertura al pubblico. Nato nel 2006 dalla donazione della collezione di Giuseppe Panini al Comune di Modena, il Museo racconta la storia e l’evoluzione della figurina, tra tutela del patrimonio, ricerca e sperimentazione contemporanea. Venti anni di mostre, attività educative e progetti che hanno trasformato la collezione originaria in uno spazio vivo di confronto, memoria e immaginazione condivisa. Per l’occasione, da mercoledì 18 febbraio a domenica 6 settembre, il Museo ospita un omaggio a Giuseppe Panini a trent’anni dalla sua scomparsa. Viene esposta inoltre la mitica figurina quasi introvabile dell’album Calciatori ‘63-‘64: il portiere dell’Atalanta Pier Luigi Pizzaballa. Dal 15 maggio a al 30 agosto con la mostra “Figurati Modena” verranno presentate una serie di illustrazioni su luoghi e personaggi della città, e dal 18 settembre al 10 gennaio il Museo della Figurina presenterà la mostra “Pinocchio” nell’ambito del Festivalfilosofia sul Caos.




fino al 6 aprile 2026
Graphic Japan
Bologna, Museo Civico Archeologico
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga porta a Bologna, per la prima volta in Italia, una grande mostra che racconta visivamente le tappe fondamentali della grafica giapponese in un viaggio che dal periodo Edo (1603-1868) conduce fino ai nostri giorni. Il progetto di mostra, a cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, si articola in quattro grandi sezioni tematiche: Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e tipografia e Giapponismo contemporaneo con oltre 250 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine per tessuti (katagami) oltre a oggetti di alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumetto. Graphic Japan. Da Hokusai al Manga presenta i temi e gli artisti più rilevanti delle diverse epoche chiave del percorso evidenziando l’evoluzione del tratto, delle tecniche, dei materiali, dei soggetti, così come il cambiamento d’uso e la capacità di innovare nel solco della tradizione, mantenendo l’essenza visiva riconoscibile propria della cultura del Sol Levante.

fino al 3 maggio 2026
John Giorno: The Performative Word
Bologna, MAMbo – Sala delle Ciminiere
Poeta e performer magnetico, John Giorno (New York, 1936 – New York, 2019) ha saputo trasformare la parola in forma d’arte. A lui il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dedica la prima grande retrospettiva istituzionale, a cura di Lorenzo Balbi, allestita nella Sala delle Ciminiere, che celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea. Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni, tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems – la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie – testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte.

fino al 31 maggio 2026
Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965
Bologna, MAMbo
L’esposizione, a cura di Claudio Spadoni e Pasquale Fameli, è la quarta e penultima tappa del progetto espositivo “MATTIA MORENI. Dalla formazione a ‘L’ultimo sussulto prima della grande mutazione’”, il più ampio mai dedicato all’artista (Pavia, 1920 – Brisighella, 1999). Il percorso, inteso come omaggio corale a Mattia Moreni, ne attraversa i quarant’anni di ricerca, rivelando al pubblico la forza e l’attualità di una delle voci più originali e irrequiete dell’arte italiana del secondo dopoguerra. “L’antologica di Bologna, 1965” riprende e reinterpreta la grande esposizione su Mattia Moreni curata da Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna (oggi MAMbo), la prima personale dedicata a Moreni da un’istituzione pubblica italiana. In stretto dialogo con l’artista e amico, Arcangeli ne rilesse l’opera ribadendo l’urgenza di coltivare la pittura come uno specifico metodo di approccio al mondo, strumento di libera espressione soggettiva quanto di scandaglio critico della realtà. “Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965” rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5-8 febbraio).

fino al 19 luglio 2026
Ruth Orkin. The Illusion of Time
Bologna, Palazzo Pallavicini
Palazzo Pallavicini ospita un’antologica, la più ampia mai organizzata in Italia, dedicata a Ruth Orkin (1921-1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le più rilevanti del XX secolo. L’esposizione, curata da Anne Morin, presenta 187 fotografie, due macchine fotografiche e alcuni importanti documenti, che ripercorrono la traiettoria di una delle personalità più importanti della fotografia del Novecento e ne considerano il ruolo cruciale nella storia di questo genere espressivo. Per Ruth Orkin, la narrazione visiva si costruisce attraverso una successione dinamica di immagini, che prende ispirazione dal cinema, disciplina da cui fu sempre affascinata.

fino al 19 luglio 2026
Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia
Bologna, Palazzo Pallavicini
Una grande mostra dedicata a uno dei più raffinati maestri della fotografia del XX secolo. L’esposizione riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio — tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar. Un percorso che mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi. L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.




fino al 19 luglio 2026
Andy Warhol. Ladies and Gentlemen
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
Nel cinquantesimo anniversario dell’epocale mostra “Ladies and Gentlemen” del 1975-76, che ha portato a Palazzo dei Diamanti una delle più carismatiche figure del Novecento, Andy Warhol, la città estense accoglie nuovamente i capolavori del padre della Pop Art. Non una semplice riedizione di quell’esposizione leggendaria, ma anche un’occasione per ammirare una selezione dei suoi più famosi ritratti e autoritratti. La serie “Ladies and Gentlemen” ha contribuito a ridefinire il genere del ritratto in chiave contemporanea. Dopo aver esplorato i miti della società dello spettacolo, dando forma a icone immortali, Warhol presentava in anteprima mondiale un ciclo dedicato ad anonime drag queen afro e latinoamericane. Rivolgendosi per la prima volta a soggetti marginalizzati, focalizzava l’attenzione sull’individuo, sulla sua identità e sulla sua rappresentazione. La mostra presenta una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, e propone un’immersiva rievocazione dell’esposizione del 1975-76 a cui si accompagna un viaggio nell’universo della ritrattistica warholiana.



fino al 28 giugno 2026
Barocco – Il Gran Teatro delle Idee
Forlì, Museo Civico San Domenico
A seguito di un’approfondita riflessione sulle diverse declinazioni di questo movimento artistico e sui suoi principali interpreti, la mostra forlivese intende offrire una visione d’insieme della cultura barocca: dal dibattito delle idee che la generarono, ai protagonisti che le diedero forma, fino al ruolo determinante delle committenze e alla rappresentazione del potere che ne influenzò lo sviluppo. Se Roma è al centro e all’avvio di questa mirabile stagione, con la sua diffusione e il cambiamento del quadro politico internazionale, soprattutto nella seconda metà del Seicento, i suoi esiti e il suo influsso caratterizzeranno il linguaggio e la cultura delle nuove corti europee.



fino al 19 luglio 2026
Benni Bosetto. Rebecca
Milano, Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca presenta “Rebecca”, la prima mostra personale di Benni Bosetto in uno spazio museale. Concepite come un ambiente da abitare, le opere trasformano il museo in uno spazio domestico e immaginativo, dove leggerezza, riposo e piacere assumono una valenza critica. La mostra si configura come un “manifesto sensibile” che riflette su alcune delle tensioni più urgenti del presente — tra libertà e controllo, autodeterminazione e costrizione, produttività e desiderio — affermando il sognare a occhi aperti come forma di resistenza.

fino al 4 ottobre 2026
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
Milano, Triennale
Una monografica dedicata ad Andrea Branzi, architetto, designer, docente, teorico, critico, curatore e artista: una figura centrale nella cultura del design italiano e nel pensiero progettuale tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese e vincitore del Pritzker Prize Toyo Ito, questa mostra presenta i temi e i progetti più significativi del designer italiano. Il percorso mette in dialogo installazioni, oggetti e disegni evidenziando temi centrali del pensiero di Branzi come la fragilità, l’ibridazione e la convivenza planetaria, con un focus biografico. L’esposizione ripercorre anche il suo legame con Triennale Milano e Fondation Cartier e include un’installazione dedicata a “No-Stop City” (1969–72), progetto simbolo del pensiero radicale sulla metropoli contemporanea.

fino al 9 novembre 2026
Mona Hatoum. Over, under and in between
Milano, Fondazione Prada
“Over, under and in between” è un progetto site-specific concepito dall’artista Mona Hatoum per la sede di Milano che invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni che compongono la mostra esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva lo spazio dell’edificio Cisterna – che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici situata nel complesso della Fondazione Prada. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.




fino al 10 maggio 2026
Luigi Ghirri. Polaroid ’79-’83
Prato, Centro Pecci
A cura di Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, “Luigi Ghirri. Polaroid ’79–‘83” è la prima mostra istituzionale in Italia interamente dedicata al lavoro su polaroid del fotografo italiano del secondo dopoguerra più conosciuto al mondo. La ricerca di Luigi Ghirri si posiziona tra un uso concettuale del medium e una costruzione dell’immagine che suscita immediata empatia. Oggetti portatori di memorie, la complessa stratificazione del paesaggio italiano e le persone che lo attraversano abitano le sue fotografie, dando un senso di familiarità e offrendo al tempo stesso elementi in cui riconoscersi nel mondo da lui raccontato. Questa riconoscibilità dei soggetti convive con una postura analitica adottata dall’artista.

fino al 23 agosto 2026
Rothko a Firenze
Firenze, Palazzo Strozzi
La Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko (1903-1970), indiscusso maestro dell’arte moderna americana. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, “Rothko a Firenze” rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.



fino al 2 giugno 2026
Edward Weston. La materia delle forme
Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
L’esposizione riunisce 171 fotografie e offre una vasta antologia dell’opera di Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958), una delle figure centrali della fotografia moderna nordamericana. Curata da Sérgio Mah, la mostra ripercorre oltre quarant’anni di attività, dal 1903 al 1948, dalle prime sperimentazioni pittorialiste alla piena maturità della straight photography. Il percorso mette in luce il ruolo di Weston – cofondatore del Group f/64 – nel definire la fotografia come linguaggio autonomo, rigoroso e profondamente moderno, in dialogo e in contrasto con le avanguardie europee. Attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria precisione formale, realizzate con la fotocamera a grande formato, Weston esplora nature morte, nudi, paesaggi e ritratti diventati iconici. Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, la sua opera offre una prospettiva unica sull’affermazione della fotografia come elemento centrale della cultura visiva contemporanea.




fino al 12 aprile 2026
Fanzine! L’incanto ruvido dell’editoria DIY
Rovereto (TN), MART
Da sempre espressione di un’editoria graffiante, veloce e in molti casi fatta in casa con pochi mezzi – forbici, colla e fotocopiatrice – le fanzine (termine spesso abbreviato in zine) presentano diverse e sorprendenti affinità con le riviste sperimentali autoprodotte da numerosi artisti nel corso del secondo Novecento, delle quali il Mart, grazie all’Archivio di Nuova Scrittura, conserva la maggiore raccolta italiana. La mostra presenta per la prima volta una selezione di fanzine italiane degli anni Ottanta e Novanta, acquisite dall’Archivio del ‘900 negli ultimi due anni, grazie a piccole e grandi donazioni. La preziosa collezione è costituita da materiali provenienti dall’archivio di Piermario Ciani, innanzitutto, ma anche da raccolte donate da Cesare Assenzio, Paolo Chang, Daniele Ciullini, Paolo Della Grazia, Jenamarie Filaccio, Guido Andrea Pautasso e Miguel Piccolrovazzi.

fino al 25 maggio 2026
René Francisco. Cómplice
Merano (BZ), Kunst Merano Arte
Figura centrale dell’arte contemporanea cubana e internazionale, René Francisco esplora le relazioni tra arte, società e pedagogia. La sua ricerca prende forma negli anni Novanta, in un periodo cruciale per Cuba, segnato tanto da una profonda crisi economica legata al crollo dell’Unione Sovietica quanto da un’intensa vitalità culturale, alimentata dall’emergere della Biennale dell’Avana e dai nuovi scambi tra le scene artistiche del Sud Globale. La mostra “Cómplice”, articolata su tutti e tre i piani della Kunsthaus, ripercorre il percorso dell’artista coprendo un arco produttivo di oltre quarant’anni e proponendo installazioni su larga scala, film, disegni, pittura e progetti pedagogici.


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