Man Ray in mostra alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo
Mostre

Le mostre da vedere

“Man Ray: tutto” abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema. Fino al 13 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca la più completa retrospettiva mai dedicata a Man Ray in Italia, con oltre 300 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film. Trovate questo e molto altro alla pagina dedicata alle mostre da vedere in Emilia-Romagna e dintorni.


Pittura, scultura, fotografia, architettura, grafica, design. La nostra guida aggiornata alle mostre da vedere in programma a Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna, in Romagna, a Milano, Torino e in Toscana.



dal 27 settembre 2026 al 6 gennaio 2027
Silvia Camporesi e Luca Marianaccio. Manicomi italici
Reggio Emilia, Museo di Storia della Psichiatria
I Musei Civici di Reggio Emilia presentano, presso il Museo di Storia della Psichiatria, la prima restituzione pubblica di “Manicomi italici”, il progetto di Silvia Camporesi e Luca Marianaccio vincitore di Strategia Fotografia 2025. L’esposizione riunisce una selezione di venti fotografie – dieci per ciascun autore – tratte da un corpus di oltre cento immagini realizzate nel corso della ricerca e confluite nel volume “Manicomi italici” (Quodlibet, 2026), che sarà presentato nel periodo di apertura della mostra. Il progetto nasce da una ricognizione fotografica delle strutture ex manicomiali dismesse o riqualificate, condotta da Silvia Camporesi e Luca Marianaccio sull’intero territorio nazionale, con almeno un sito documentato per ciascuna regione. L’indagine attraversa un patrimonio architettonico eterogeneo – antichi conventi, ville nobiliari, fortezze, colonie agricole ed edifici monumentali – che, in seguito alla chiusura degli ospedali psichiatrici sancita dalla legge Basaglia, ha conosciuto traiettorie divergenti: dall’abbandono al riuso, dalla rovina alla rifunzionalizzazione. Presenze che, tuttavia, il paesaggio urbano e periurbano del paese non ha ancora del tutto metabolizzato.

fino al 18 ottobre 2026
Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo
Reggio Emilia, Spazio Gerra
La mostra vuole restituire la complessità della figura di Guccini e del suo universo creativo, andando oltre la dimensione musicale per esplorare la ricchezza culturale e intellettuale della sua opera. Il percorso coniuga materiali d’archivio (fotografie, oggetti, manoscritti) con libri e canzoni, mettendo in primo piano la voce del “Maestro”. Completa la mostra un tributo di otto artisti e fotografi che si richiamano alle principali fonti di ispirazione di Guccini: illustrazione, cultura popolare, letteratura, storia e radici. In mostra le opere di Simona Costanzo, Arianna Lerussi, Maurizio Mantovi, Veronica Ruffato, Kai-Uwe Schulte-Bunert, Silvano Scolari, Paolo Simonazzi, Gianmario Taurisano.

fino al 8 novembre 2026
Giuditta Branconi. Cannon Fodder
Reggio Emilia, Collezione Maramotti
Per “Cannon Fodder”, prima mostra personale di Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale, la giovane artista ha realizzato una serie di nuove opere pittoriche e una grande installazione composta di tele dipinte, nella quale il pubblico potrà entrare fisicamente. Il titolo della mostra (“carne da cannone”) fa riferimento a corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema più ampio. Nello slittamento dal campo militare alla dimensione visiva e simbolica, le immagini di Branconi si trasformano in munizioni di denuncia di un presente violento e opprimente: compresse, cariche, pronte a detonare sulla superficie della tela, in un’esplosione non solo formale, ma anche emotiva e politica – un eccesso che rifiuta la compostezza. La pittura di Branconi, ricca e traboccante, è spesso contraddistinta da una travolgente densità visiva e si sviluppa sia sul fronte che sul retro dei sottili tessuti che utilizza come base, moltiplicando le possibilità espressive e i livelli di lettura.

fino al 28 febbraio 2027
Luigi Ghirri. A series of dreams
Reggio Emilia, Musei Civici
Palazzo dei Musei di Reggio Emilia presenta un nuovo percorso espositivo dedicato alla “misteriosa parentela” tra immagine e musica nell’opera di Luigi Ghirri, tra paesaggi visivi e paesaggi sonori. Il corridoio centrale raccoglie fotografie dedicate ai luoghi della musica, un secondo nucleo presenta numerosi materiali, anche inediti, che raccontano la relazione di Ghirri con i musicisti fra cui Lucio Dalla, Gianni Morandi, Ron, Luca Carboni, i CCCP. La mostra, che si apre nell’ambito di Fotografia Europea, comprende anche una sezione intitolata “Oltre quei monti il mare”, concepita grazie alla partecipazione del musicista Iosonouncane, e un focus allestito presso il Teatro Valli, visitabile fino al 14 giugno.

mostra permanente
Di libri, acqua e chizze – Sei secoli di storia ebraica a Reggio Emilia
Reggio Emilia, Sinagoga
Nell’anno 5173 arrivano a Reggio Emilia i primi ebrei. Questo rispetto al calendario ebraico. Tradotto in quello gregoriano, siamo nel 1413: è l’anno in cui viene stipulato il primo contratto tra il Comune e Muso, figlio del fu Luguzo, prestatore di denaro. Da quel momento iniziano sei secoli di storia ebraica reggiana. Dopo l’istituzione del ghetto, nel 1669, gli ebrei reggiani sono obbligati a vivere in poche strade dove dal 1672, sorge una prima sinagoga, sostituita nel 1858 da quella attuale, in via dell’Aquila. La targa posta all’ingresso, che commemora il 50° anniversario della festosa inaugurazione di questa sinagoga, racconta un’appartenenza forte e sentita: gli ebrei che vivevano qui erano reggiani, oltre che, naturalmente, italiani ed ebrei. L’Unità d’Italia e Roma capitale, strappata al potere temporale della Chiesa, segnano una stagione di emancipazione e di convivenza. Ma i sei secoli di storia ebraica reggiana non sono lineari: periodi di convivenza si alternano a momenti di esclusione. Questa mostra invita a seguire ed esplorare questo percorso non sempre lineare.



fino al 13 dicembre 2026
Man Ray: tutto
Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani Rocca
Se le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato di volta in volta la pittura o la fotografia, “Man Ray: tutto” abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema. In occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa di Man Ray, la più completa retrospettiva mai dedicata all’artista in Italia, con oltre 300 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film. E a pochi passi, nelle sale della collezione permanente, opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Monet, de Chirico, Morandi e molti altri. Tra queste, i capolavori ritrovati di Renoir, Cézanne e Matisse, tornati a casa, nella Collezione di Luigi Magnani.

fino al 8 marzo 2027
LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre
Parma, Palazzo del Governatore
La mostra “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea” presenta oltre 60 opere allestite in 13 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello del 1906 ca. di Pablo Picasso donato lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation. La figura femminile ha saputo catturare l’interesse, il dibattito e l’ispirazione delle arti visive; è stata vero e proprio motore della creatività umana e tema privilegiato della ricerca artistica tra XIX e XX secolo. Attraverso il ritratto femminile si sono manifestate le tensioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato il passaggio alla modernità.




fino al 31 ottobre 2026
Julian Schnabel – Pietro Moretti
Sassuolo (MO), Paggeria Arte
La mostra, a cura di Nicolas Ballario, mette a confronto due artisti di generazioni e approcci diversi, ma con un’attitudine comune: Julian Schnabel e Pietro Moretti. Piatti rotti, velluti, cera, fotografie: Julian Schnabel dipinge su tutto, dando vita a una pittura monumentale, brutale e colta, continuamente sospesa tra astrazione e figura. Nato a Brooklyn nel 1951, Schnabel esplode nella New York degli anni Ottanta e diventa uno dei protagonisti di quella stagione che segna il grande ritorno internazionale alla pittura, costruendo negli anni un percorso che attraversa anche il cinema e altre forme di espressione. Pietro Moretti, nato nel 1996, appartiene a una generazione e a un immaginario apparentemente lontanissimi. Nelle sue grandi tele alcuni periodi della vita diventano territori sospesi tra fiaba, teatro e realtà. Moretti dipinge persone e luoghi che sembrano perdersi per conoscersi: boschi, raduni e fiabe dark diventano spazi di libertà, fragilità e resistenza all’autorità. A separare Schnabel e Moretti ci sono quasi tre generazioni e due modi molto diversi di intendere la pittura. Eppure, proprio nella distanza emerge un terreno comune. Entrambi fanno entrare nelle opere ciò che hanno vissuto, ciò che ricordano e ciò che immaginano.

fino al 7 febbraio 2027
Francesco Jodice. Come and see
Modena, Palazzina dei Giardini
“Come and See” è il progetto fotografico ‘on the road’ pluriennale commissionato da Fondazione di Modena all’artista Francesco Jodice. La rigenerazione del complesso all’ex ospedale Sant’Agostino di Modena ha rappresentato l’occasione per ripensare all’area come a nuova agorà culturale: non solo il recupero di un edificio storico, ma la costruzione di uno spazio aperto alla creatività, alla partecipazione e al dialogo tra memoria e futuro. In questo percorso si inserisce il progetto di Francesco Jodice che si è svolto dal 2021 al 2024 sulle recinzioni del cantiere durante i lavori di riqualificazione, contribuendo alla definizione dell’identità del futuro polo culturale. La mostra raccoglie le opere nate da quell’esperienza di dialogo dell’artista con la città, immagini che hanno trasformato la “pelle” dell’edificio in un racconto in continua evoluzione intrecciando la storia dell’ex ospedale con le prospettive di Ago, tra ciò che il luogo è stato e ciò che sta diventando.

Gregory Crewdson - Eveningside ai Chiostri di San Pietro



fino al 27 settembre 2026
Bernd & Hilla Becher. History of a Method
Bologna, MAST
Fondazione MAST ospita un’ampia retrospettiva dedicata alla coppia di artisti tedeschi Bernd e Hilla Becher, figure centrali nella storia della fotografia del Novecento. La mostra, a cura di Gabriele Conrath-Scholl, Max Becher e Urs Stahel presenta per la prima volta in Europa la ricchezza e l’ampiezza tematica della loro opera. Nelle Galleries del MAST sono esposte oltre 350 fotografie originali in bianco e nero, affiancate da un ampio corpus di materiali di approfondimento. “Bernd & Hilla Becher. History of a Method” è articolata in 10 sezioni che analizzano in modo approfondito i temi e i metodi alla base dell’opera dei Becher. In dialogo con la mostra, il Foyer del MAST ospita un’esposizione dedicata ai fotografi della Scuola di Fotografia di Düsseldorf, con opere di Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Tata Ronkholz provenienti dalla Collezione MAST, che mette in luce l’eredità e l’attualità del metodo dei Becher attraverso le ricerche delle generazioni successive.

fino al 4 ottobre 2026
Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce
Bologna, MAMbo
L’esposizione, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli e progetto vincitore del bando Strategia Fotografia 2025, documenta il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra Luigi Ghirri (Scandiano, 5 gennaio 1943 – Roncocesi, 14 febbraio 1992), fotografo tra i protagonisti della scena contemporanea internazionale, e Gianni Celati (Sondrio, 10 gennaio 1937 – Brighton, 3 gennaio 2022), critico, traduttore, scrittore e cineasta. Al centro del percorso espositivo un ampio corpus di fotografie realizzate da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1991, durante i sopralluoghi e la lavorazione di “Strada Provinciale delle Anime”, il primo lungometraggio diretto da Gianni Celati che rappresenta lo sviluppo cinematografico di quell’esplorazione del paesaggio padano cominciata con il successo letterario di “Verso la foce” (1989). In questo triennio di lavoro comune, la macchina fotografica di Ghirri accompagna e testimonia la ricerca del cineasta, fissando la genesi del film in immagini rivelatrici di una nuova e intensa attenzione alla figura umana.

fino al 18 ottobre 2026
Banksy Archive 01. The School of Bristol 1983-2005
Bologna, Palazzo Fava
L’esposizione offre una ricostruzione approfondita delle origini e dello sviluppo del linguaggio visivo di Banksy all’interno del contesto culturale e artistico in cui è emerso. Organizzata in trentadue sezioni, la mostra ricostruisce e contestualizza l’opera di Banksy nel suo specifico contesto formativo, evidenziando il ruolo della cosiddetta “Bristol School”.

fino al 8 novembre 2026
Lambrette a Bologna
Bologna, Museo del Patrimonio Industriale
Interessante focus espositivo dedicato alla Lambretta, icona della motorizzazione popolare, prodotta a partire dal 1947 nello stabilimento Innocenti di Lambrate. Negli anni diventa un fenomeno sociale, culturale e mediatico. È lo scooter ufficiale delle Olimpiadi di Roma del 1960, appare in numerosi film, ha celebri testimonial come Jayne Mansfield, Totò e Macario, Adriano Celentano e Giorgio Gaber, il Quartetto Cetra e Raffaella Carrà.

fino al 10 gennaio 2027
VIVA VARDA! Il cinema è donna
Bologna, Galleria Modernissimo
A Bologna la mostra monografica dedicata alla prima regista donna insignita dell’Oscar alla carriera e vincitrice a Cannes, Venezia, Berlino e Locarno: Agnès Varda. Un viaggio straordinario lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila.

Gregory Crewdson - Eveningside ai Chiostri di San Pietro



fino al 10 gennaio 2027
Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
Monet, Van Gogh, Kandinsky, Mondrian: nomi che segnano le tappe di una svolta epocale. In meno di ottant’anni, tra Otto e Novecento, la pittura europea passa dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale. La mostra restituisce una stagione straordinariamente ricca di fermenti, sperimentazioni e talenti, attraverso le opere dei grandi protagonisti della pittura moderna europea. L’itinerario espositivo riunisce 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle collezioni del Museum Boijmans Van Beuningen, affiancate da una selezione appartenente a importanti raccolte pubbliche e private italiane.



fino al 10 gennaio 2027
Nordic Table Design. Una silenziosa rivoluzione femminile (1900-1970)
Faenza (RA), MIC Faenza
La mostra, a cura di Fabia Masciello, intende presentare circa quarantacinque designer, artiste e intellettuali donne del periodo compreso tra il 1900 e il 1970, raccontando una nuova storia del design, fatta di molteplici voci, sullo sfondo della lotta per la parità dei diritti. L’esposizione ripercorre il lavoro e le condizioni lavorative di queste donne che, con un approccio al design umanistico e tipicamente femminile e una conoscenza diretta delle esigenze domestiche, hanno realizzato una “rivoluzione silenziosa” nel modo di concepire la tavola e, più in generale, nella vita delle donne. Hanno ridisegnato piatti, bicchieri, pentole e posate, rendendoli più funzionali ed economici senza mai rinunciare alla bellezza; hanno sperimentato nuovi materiali, colori e forme, secondo il principio del Movimento Moderno in cui “la forma segue la funzione”.



fino al 4 ottobre 2026
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
Milano, Triennale
Una monografica dedicata ad Andrea Branzi, architetto, designer, docente, teorico, critico, curatore e artista: una figura centrale nella cultura del design italiano e nel pensiero progettuale tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese e vincitore del Pritzker Prize Toyo Ito, questa mostra presenta i temi e i progetti più significativi del designer italiano. Il percorso mette in dialogo installazioni, oggetti e disegni evidenziando temi centrali del pensiero di Branzi come la fragilità, l’ibridazione e la convivenza planetaria, con un focus biografico. L’esposizione ripercorre anche il suo legame con Triennale Milano e Fondation Cartier e include un’installazione dedicata a “No-Stop City” (1969–72), progetto simbolo del pensiero radicale sulla metropoli contemporanea.

fino al 9 novembre 2026
Mona Hatoum. Over, under and in between
Milano, Fondazione Prada
“Over, under and in between” è un progetto site-specific concepito dall’artista Mona Hatoum per la sede di Milano che invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni che compongono la mostra esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva lo spazio dell’edificio Cisterna – che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici situata nel complesso della Fondazione Prada. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.

Gregory Crewdson - Eveningside ai Chiostri di San Pietro



fino al 1 novembre 2026
ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli
Prato, Centro Pecci
La mostra traccia le “rotte” predilette dal collezionista pratese Carlo Palli, selezionate fra 180 opere provenienti dalla sua raccolta privata, 380 opere e documenti della sua personale collezione Fluxus e 230 opere di Poesia Visiva e dintorni, che egli ha generosamente donato al Centro Pecci per arricchire e caratterizzare il patrimonio museale d’arte contemporanea della sua città. Le 150 opere esposte sono dedicate all’arte di rottura, controcorrente, fuori dalle regole, a partire da radici e riferimenti nell’arte del Novecento (Futurismo, Dada e Surrealismo, Informale, Pop e Concettuale). Il percorso si articola nelle varie sale, in una successione di ricerche artistiche sperimentali: la rivoluzione poetico-visiva del Gruppo 70; corpi, icone e azioni che incarnano le Neoavanguardie; pratiche incentrate su processi creativi e scritture testuali; la pittura e i suoi aggiornamenti o le variazioni più recenti; l’atteggiamento interdisciplinare e ludico di Fluxus; gli oggetti reinterpretati dal Nouveau Réalisme e gli ambienti rivisitati dai Radicali.



fino al 4 ottobre 2026
Harry Gruyaert. Retrospettiva
Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Tra gli anni Settanta e Ottanta Harry Gruyaert (Belgio, 1941), membro di Magnum Photos, è stato uno dei pochi fotografi europei a conferire al colore una dimensione puramente creativa: una percezione emotiva, non narrativa, e una visione del mondo radicalmente grafica. Oggi, il successo di Harry Gruyaert è internazionale. La mostra, a cura di François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino, rappresenta la sua prima grande retrospettiva in Italia. Costruita secondo un percorso cronologico, l’esposizione si apre con i TV shots, un’esperienza unica di dialogo tra le prime televisioni a colori e la fotografia. Il percorso illustra l’evoluzione del suo linguaggio grafico, influenzato dai numerosi viaggi, nei quali ogni Paese si distingue, ai suoi occhi, per specifiche qualità cromatiche. La sua ricerca artistica ha inoltre beneficiato dell’evoluzione delle tecniche fotografiche, dal film Kodachrome e dalla stampa Cibachrome del XX secolo fino alle ampie possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo.




fino al 11 ottobre 2026
Animacies
Merano (BZ), Kunst Merano Arte
La mostra collettiva “Animacies” esplora nuovi modi di pensare e raccontare le relazioni tra Europa e Asia. Attraverso installazioni, pittura e fotografia, le artiste e gli artisti mettono in discussione criticamente strutture di pensiero occidentali, proponendo visioni alternative della storia, delle comunità e dell’identità culturale. Al centro di questa riflessione c’è l’idea di “Animacy”, che mette in discussione la tradizionale divisione tra vivente e non vivente. In questa visione, anche gli oggetti e i materiali sono considerati possedere una sorta di vitalità e capacità di agire. La mostra esplora come materiali come i tessuti, le materie prime o gli artefatti possano influenzare la costruzione di strutture sociali, relazioni economiche e concezioni spirituali. Particolare attenzione è rivolta a prospettive di regioni spesso marginalizzate nel discorso globale: Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine e la diaspora indiana delle Fiji. Queste esperienze non sono lette come periferiche, ma come punti di partenza per forme alternative di conoscenza e di interazione culturale.

fino al 18 ottobre 2026
Pignotti 100. Pop-esie visive
Rovereto (TN), MART
Il Mart dedica un approfondimento a Lamberto Pignotti (Firenze, 26 aprile 1926), tra i padri fondatori della Poesia visiva italiana, in occasione del suo centenario della nascita e in collaborazione con il Collegio Cairoli di Pavia. Un omaggio doveroso a un pioniere che, dal Gruppo 70 al Gruppo 63, ha segnato profondamente la neoavanguardia italiana, ha studiato e in qualche modo “rovesciato” il mondo dei media con ironia critica, decostruendo la società dei consumi e giocando con il linguaggio per renderlo “visibile” e interrogativo. La mostra si concentra principalmente sugli anni Sessanta e Settanta – il periodo più rivoluzionario e fertile della ricerca di Pignotti – che teorizzò e praticò la poesia tecnologica e visiva, intrecciando parola, immagine, fotografie di cronaca, inserti pubblicitari e linguaggi della comunicazione di massa e pop.


immagine in evidenza: Man Ray, “À l’heure de l’observatoire – Les amoureux” (All’ora dell’osservatorio – Gli amanti)