The Nesbø Project, l’omaggio jazz allo scrittore noir norvegese

di Alberto Zanetti

Come si fa a trasformare in musica l’atmosfera di un romanzo noir? L’abbiamo chiesto a Marco Cappelli del quintetto “avant” newyorkese The Nesbø Project che sabato 16 febbraio salirà sul palco del Nuovo Cinema Teatro Italia di Soliera (MO) con un concerto omaggio allo scrittore norvegese Jo Nesbø.

Noir e jazz si parlano da tanto… secondo voi cosa si “dicono”?
È vero: noir e jazz sono due vasi comunicanti, soprattutto se si pensa al cinema e alle tante colonne sonore con orchestrazioni dal sapore classico (nel senso jazzistico del termine). Ma la nostra operazione ha qualcosa di diverso. Per i tre progetti del Marco Cappelli Acoustic Trio, ho scelto tre scrittori a ognuno dei quali è stato dedicato un disco monografico: “Le Nuages en France” (Mode Records, 2011) è dedicato a Fred Vargas, “Le stagioni del Commissario Ricciardi” (Tzadik, 2013) a Maurizio De Giovanni e “Norwegian Landscapes” a Jo Nesbø (Da Vinci Jazz, 2018). Questi autori, diversissimi tra loro, hanno in comune la profonda attenzione per la psicologia dei propri personaggi e una spiccata sensibilità a temi politici e sociali. La nostra musica lavora su questa vena interiore nel tentativo di rendere udibile ciò che risuona nella loro anima, e l’improvvisazione diventa il mezzo migliore per esprimere noi stessi all’interno del gruppo.

Jo Nesbo

Allo stesso tempo questo binomio è una delle grandi “chiavi” della cultura statunitense: è ancora così? E cosa vi aggiunge la dimensione internazionale sia degli scrittori che degli interpreti che, come voi, provengono da diverse parti del mondo?
Credo che, in linea di massima, si possa rispondere sì alla prima parte della tua domanda, anche se non ho una cultura musicologica tale da poterlo affermare con sicurezza. Per quanto riguarda noi musicisti appartenenti alla scena artistica di New York, città dove tutti viviamo e lavoriamo, il melting pot è una condizione assolutamente normale e quotidiana che oramai do per scontata. Sicuramente questo influenza la musica che facciamo, anche se non saprei dire precisamente in che modo, so solamente che suono così perché sono a New York da anni e forse farei tutt’altra musica se avessi scelto un altro posto per vivere. E non parlo di virtuosismo, intendiamoci, ma di una maniera di intendere la musica: ascoltarla ascoltandosi, trovando sempre soluzioni nuove.

Come si traducono le caratteristiche letterarie (suspence, atmosfera, intreccio) in musica? In che modo influisce il particolare stile di un autore?
Influisce in modo molto personale: il filtro è sempre una visione – in questo caso, la mia – che non segue per forza dei percorsi logici per esprimersi. In altre parole: la ricerca del suono dell’anima dei personaggi di cui parlavo prima non segue un percorso descrittivo, piuttosto si tratta di un gioco di libere associazioni ed è per questo che è estremamente personale.

“Norvegian Landscapes”, l’album dedicato a Jo Nesbø, è il terzo di questa serie: cosa vi ha colpito dello scrittore nordico? Lo avete conosciuto?
L’ho conosciuto a Oslo qualche anno fa, mentre ero in tour con un altro mio gruppo (Italian Surf Academy) e l’idea di questo ciclo di composizioni dedicate alla saga di Harry Hole aveva appena cominciato la sua gestazione. Di Nesbø e del suo stile letterario mi ha colpito l’equilibrio tra poesia e crudezza, con delle venature dark che mi hanno suggerito di ampliare la tessitura sonora in questo progetto con l’aggiunta dei clarinetti di Oscar Noriega, l’elettronica di Shoko Nagai e quella di DJ Olive (su disco) al contrabbasso e alle percussioni. Con ognuno di loro ho già suonato in altre situazioni, la scena newyorkese è tutta fatta di cunicoli sotterranei comunicanti per cui tutti suonano con tutti. A ogni modo, per quanto riguarda Jo Nesbø, rimando i lettori all’edizione di Repubblica (Robinson) di domenica scorsa, nella quale è stata pubblicata una mia conversazione con lo scrittore in persona.

Marco Cappelli Acoustic Trio-Oscar-Noriega

Cosa si deve aspettare il pubblico da una serata di questo tipo? Che rapporto avete con i lettori che spesso sono molto esigenti con le trasposizioni – pensiamo a quelle cinematografiche – dei loro autori preferiti?
Direi al pubblico di disporsi semplicemente con curiosità all’ascolto di una musica che, secondo me, coniuga la complessità di un linguaggio musicale contemporaneo all’improvvisazione e all’identità ritmica jazzistica, senza trascurare spunti melodici. Mi preme sottolineare che il riferimento letterario è lo spunto del nostro viaggio musicale: protagonista rimane la musica e solo ascoltandola ognuno può vivere il suo personale viaggio in questo universo.

Il vostro ensemble è protagonista dell’ambiente “avant” newyorchese: incidete per l’etichetta di John Zorn, suonate in club di riferimento… cosa si prova a far parte di questa situazione da sempre leggendaria? Che aria si respira nel 2019 nella Grande Mela?
New York cambia in continuazione, vivo qui da dieci anni (o poco più) e oggi mi ritrovo davanti una città profondamente diversa sotto tanti punti di vista, non solamente artistici. Non sempre i cambiamenti sono positivi, secondo me, ma la verità è che la Grande Mela rimane un posto capace di attrarre ancora moltissimi artisti. Continua a essere crocevia per la musica e fucina di esperienze. Prendiamo il mio caso: non avrei mai incontrato i miei compagni di viaggio se non vivessi qui a New York. Solo dal connubio artistico di livello così alto ed eterogeneo può nascere una musica profondamente originale.

(16 febbraio 2019)

 


Info: Marco Cappelli (pagina Facebook)

“Una lacrima di VoV”, il nuovo spettacolo di Enrico Lombardi in anteprima al Teatro De André

di Alberto Zanetti 

È uno dei momenti più attesi della stagione di teatro contemporaneo Off a cura dell’Associazione Culturale Quinta Parete. Sabato 2 febbraio al Teatro De André di Casalgrande (RE) va in scena “Una lacrima di VoV“, anteprima della nuova produzione teatrale della compagnia Enrico Lombardi/Quinta Parete.

La storia, liberamente ispirata al romanzo “L’atlante dell’invisibile” di Alessandro Barbaglia, ha inizio al Bar Sport di Barlassina, nel 1946, dove tutto il paese si è riunito per ascoltare la radiocronaca di una Milano – Sanremo davvero speciale, la prima dopo la guerra e quella in cui Fausto Coppi arriva al traguardo con 15 minuti di distanza sugli altri costringendo il telecronista a dire la frase che è entrata nella storia dello sport: «In attesa del secondo trasmettiamo musica da ballo». È in questa attesa che Elio e Teresa, interpretati da Giuseppe Attanasio ed Elisabetta Raimondi Lucchetti, si conoscono, ballano insieme e si innamorano. 

Ci sembrava il momento giusto per intervistare Enrico Lombardi, regista e sceneggiatore di “Una lacrima di VoV” e direttore artistico della stagione teatrale Off del Teatro De André. 

Come è avvenuto l’incontro con Alessandro Barbaglia? Che cosa ti ha colpito del suo romanzo? In che cosa, invece, te ne sei distaccato?
In realtà è avvenuto prima l’incontro con il suo romanzo che mi ha conquistato con la sua leggerezza e allo stesso tempo profondità. Concluso il libro ho contattato Alessandro con l’idea di voler scrivere uno spettacolo su una delle due vicende principali, quella che riguarda Elio, Teresa e Bic. Lui ne è stato entusiasta e mi ha dato carta bianca. La drammaturgia ha molto del testo del romanzo ma si differenzia nel fatto che a teatro i personaggi sono vivi e presenti perciò la narrazione è affidata ai loro dialoghi.

Come si porta “l’amore di una vita” dentro i confini di uno spettacolo teatrale? Non ci sta troppo stretto?
In effetti è impossibile. È stata una delle grandi sfide di questa messinscena cercare di raccontare quello che accade in una coppia che trascorre una vita insieme, anche se Elio e Teresa (i protagonisti) sono una coppia fuori dagli schemi, perché, come dice Bic, “sono una coppia così intima da non aver bisogno di legarsi”. Ed è proprio sull’intimità che abbiamo lavorato per permettere al pubblico di entrare in poco tempo nel loro mondo.

Vicenda personale e vicenda collettiva: siamo il prodotto del nostro tempo (storico, politico, culturale, ecc.) o ciò che ci rende unici, significativi e, forse, “vivi” è proprio quello che, in un qualche modo, sfugge di noi a questo stesso tempo?
In un’epoca schiava della della visibilità (Facebook, Instagram, Youtube, ecc…) questo spettacolo rimette l’attenzione all’invisibile, come monito a ritornare all’essenzialità e all’ascolto. Perché è proprio ciò che non vediamo che ci rende vivi e spesso ci sfugge. Non sono sicuro di aver risposto alla tua domanda ma leggendola mi è venuta questa riflessione.

Una lacrima di VoV
(da sinistra) Enrico Lombardi, Giuseppe Attanasio, Elisabetta Raimondi Lucchetti, Federico Raffaelli

Da dove viene questo titolo curioso? Per molti di noi il liquore all’uovo (Vov) è un mito fondativo dell’infanzia…
Nasce dal modo in cui Elio beve il caffè: “macchiato con una lacrima di Vov”. Caffè che all’interno della storia avrà un significato importante ma non vorrei svelare troppo.

Giuseppe Attanasio, Elisabetta Raimondi Lucchetti, Federico Raffaelli: puoi raccontarci qualcosa di questi giovani interpreti usciti dal casting dello scorso autunno?
Con Federico avevo già lavorato in occasione del Festival della Filosofia a settembre 2018, c’è molta affinità tra il nostro modo di vivere la scena, è un attore versatile infatti nello spettacolo interpreterà Bic, un tragicomico venditore di rose cingalese. Elisabetta e Giuseppe sono due attori da poco usciti dall’accademia Nico Pepe di Udine che negli ultimi anni sta diplomando tra i più bravi attori della scena contemporanea, sono due giovani attori talentuosi che hanno saputo distinguersi per la loro capacità di essere autentici sul palco.

Spesso sei anche attore degli spettacoli che dirigi… non questa volta. Come cambia il tuo approccio nelle vesti di regista?
Il mio lavoro è stato quello di “tirare fuori” dagli attori, ho cercato di imporre il meno possibile, in realtà c’è stato subito feeling con tutti, si è creato un ambiente di reciproca stima. Probabilmente la cosa più difficile per me è stata essere drammaturgo e regista, perché mentre scrivevo il testo mi sono dovuto imporre di non pensare alla regia altrimenti avrei limitato le possibilità.

Raramente ci chiediamo: ma com’è il pubblico? Cosa vuole, cosa pensa, perché viene a teatro (o perché non ci viene)… Come ti immagini siano gli spettatori che scelgono una proposta bella e originale come quella della stagione di teatro contemporaneo Off al De André? Vuoi lanciargli un messaggio “pubblicamente”?
Intercettiamo un pubblico tendenzialmente giovane rispetto ai tradizionali frequentatori di teatro. Penso che il linguaggio contemporaneo e il lavoro che stiamo facendo sul territorio con laboratori e corsi siano fondamentali nel processo di coinvolgimento e affezione di un pubblico. A quelli che non conoscono la nostra stagione posso dire che il teatro non è impegnativo, noioso o qualcosa di intellettuale anzi è coinvolgente ed emozionante. Provare per credere.

La stagione Off del Teatro De André di Casalgrande proseguirà con gli ultimi due appuntamenti il 23 marzo e il 6 aprile. Ospiti di Quinta Parete saranno “Mistero Buffo” di Dario Fo, produzione Teatro Stabile di Torino/Teatro della Caduta con la regia di Eugenio Allegri e l’interpretazione di Mathias Martelli e “Un quaderno per l’inverno”, produzione Teatro Metastasio di Prato con la regia di Massimiliano Civica, spettacolo vincitore di due premi UBU, uno alla drammaturgia e uno alla regia.

(1 febbraio 2019)

 


Info: www.quintaparete.org

“Cross Vol. 1”, a Reggio torna la “tradizione del nuovo”

Musicisti, scrittori, poeti, fotografi, attori, dj, artisti visivi e multimediali. Sono più di 30 i protagonisti di Cross Vol. 1, l’evento in programma ai Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia venerdì 7 dicembre dalle 18 alle 2 di notte.

L’incrocio sarà tra racconti, poesie, musiche, immagini e visioni che hanno dato vita alla Reggio Emilia contemporanea. «Sarà un incontro tra artisti che cercano la propria strada e artisti da lungo tempo in cammino», si legge nella presentazione dell’evento, per riaccendere «l’identità culturale più forte della città di Reggio Emilia: quella della “tradizione del nuovo“, cioè della ricerca e della sperimentazione».

Massimo Zamboni e Angela Baraldi

A cura di Off-Set e dell’Istituto Musicale “Peri”, con la direzione artistica del Collettivo 7 dicembre e in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, Cross Vol. 1 ospita Massimo Zamboni, sul palco con la cantante Angela Baraldi (foto); Giuseppe Caliceti, poeta e romanziere (foto); Max Collini, scrittore e performer (Offlaga Disco Pax, Spartiti); Olivier Manchion, fondatore degli Ulan Bator

giuseppe caliceti

Nel programma anche Stefano Raspini, uno dei più potenti lettori di poesia italiani che avrà come ospite speciale la poetessa Rosaria Lo Russo, e lo scrittore Pier Francesco Grasselli. Tornando alla musica, ecco Luca Giovanardi e Andrea Scarfone dei Julie’s Haircut, Lorenzo Lanzi dei Giardini di Mirò e Tiziano Bianchi dei Portfolio; il rock di Fausto Comunale e Alberto “Beto” Carrà e il jazz di Renata Tosi e Andrea Papini.

pietro anceschi

In mostra ci saranno i progetti dei fotografi Marco Montanari e Marcello Grassi e degli artisti visivi Lorenzo Criscuoli e Pietro Anceschi (foto). La Compagnia Pietribiasi Tedeschi presenta “Bif”, performance su Corrado Costa con le fotografie di Toni Contiero. In programma Gianfranco Parmiggiani con un video storico culturale ed Elsoyame, performance multimediale di Alì Beidoun (visual artist), Maurizio Crotti Fornaciari (voce e sax), Massimiliano Arriosti (contrabbasso) e Daniele Giuseppe Torresan “Diditix” (live electronics, chitarra elettrica, composer); il collettivo Kom Fut Manifesto/Maffia, tra i più importanti della musica elettronica anni Novanta in Europa. Scenografie e luci sono a cura di Cristian Scarola.

Pronti? Ecco il programma completo con gli orari degli spettacoli. L’ingresso è gratuito.

Festival Aperto 2018

di Alberto Zanetti

Cos’è un passaggio? Un viaggio (magari col pollice alzato), una colonna d’Ercole, un punto di svolta – a volte illusorio, a volte no – un tempo di mezzo, un cambio di ruolo e, naturalmente, “il gol più bello” secondo Eric Cantona. Declinato al plurale, è il nome della nuova edizione di un festival che dal 2008 mette insieme musica, teatro, danza, sperimentazione, memoria, avanguardia, cortocircuiti temporali, percorsi inediti, luoghi della città, venerati maestri, produzioni originali, Italia e resto del mondo. Il passaggio è anche una porta da aprire. Non sapete cosa c’è al di là. Ma indietro non si torna. E allora… non resta che mettere la mano su una delle maniglie…

#1.
Z
Il leggendario Zorro siglava le sue imprese con l’iconica iniziale. Qualche tempo dopo un altro figlio della California, Frank Vincent Zappa, avrebbe replicato il gesto marchiando tutti i pianeti dello scibile musicale novecentesco. Il 12 ottobre al Teatro Valli, a 25 anni dalla scomparsa torna in scena “The Yellow Shark”, l’ultimo album pubblicato, con Peter Rundel, il direttore d’orchestra della prima del 1993. Alla faccia di tutti i sergenti Garcia.


#2.
Gidio!
Simo noi, simo sempre noi. Antonio Rezza e Flavia Mastrella (al Teatro Cavallerizza con “Fratto_X”, il 9 novembre) quest’anno hanno vinto il Leone d’Oro alla Carriera, ma sono ancora i campioni di una Cosa (teatro? cinema? arte visiva? televisione?) crudele, atletica, blasfema, grottesca, terribilmente, colpevolmente, lucidamente comica. Mentre ridete, però, guardatevi le spalle…


#3.
Napul’è
…mille culure, mille paure, nu sole amaro, na carta sporca e nisciuno se ne importa… La città di Pino Daniele era anche quella, tra fine ‘70 e inizio ‘80, di Mario Martone e di una compagnia rivoluzionaria, Falso Movimento. “Tango Glaciale”, che nasceva in questo magma creativo ed esistenziale restituendone un’immagine mai vista, si materializza in questo nostro 2018 (al Teatro Cavallerizza, dal 15 al 18 novembre). A volte, per fortuna, ritornano.

Tango Glaciale


#4.
Il sogno di una cosa
I fantasmi sono di due tipi: quelli che si aggirano per l’Europa e quelli che tornano a visitare i vivi nel corso di notti insonni. L’esperimento profano sovietico è stato l’uno ed è l’altro. Gidon Kremer, il più grande violinista vivente, lo affronta in un’unica serata con la partitura scritta per lui da Luigi Nono, i preludi di Mojsej Vajnberg e le foto di Antanas Sutkus (al Teatro Valli il 22 settembre). Bella Storia.

gidon kremer


#5.
Dio esiste e vive a…
«La morte è un po’ fredda e vi ritrovate a pensare che avreste dovuto portarvi un maglione»: questo il sardonico messaggio che Jaco van Dormael rivolge allo spettatore di “Cold Blood” (al Teatro Cavallerizza dal 27 al 29 ottobre), un esperimento che mette in scena sette piccole storie fatte con le dita della mano e poi proiettate sullo schermo. Non ci aspettavamo niente di meno dall’eccentrico autore di “Toto le héros”. Bien fait!


#6.
Dont’ stop me now!
…il big bang inaugurale con Rava e Bollani (al Teatro Valli il 15 settembre), la produzione originale “O’Supersong” (al Teatro Cavallerizza il 2 novembre), la danza tra hip-hop e arti marziali di Wang-Ramirez (al Teatro Ariosto il 29 settembre e al Teatro Cavallerizza il 4 novembre, foto), il Rebel Quintet di Giovanni Guidi (al Teatro Ariosto il 6 ottobre), la serata Bach di Aterballetto (al Teatro Valli il 19 ottobre), un circo mai visto con Claudio Stellato (alla Fonderia il 4 e 5 ottobre) e… (continua)

Compagnie Wang Ramirez


Festival Aperto. Passaggi. Rivoluzioni – Canzoni
dal 15 settembre al 8 dicembre 2018
Reggio Emilia, Teatro Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Fonderia Aterballetto
Info: www.iteatri.re.it


 

(14 settembre 2018)

Foto principale: Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007
Foto di Gidon Kremer: Angie Kremer

Chi ha scattato la foto di copertina?

Sir George William P. Bloomsbury Kensington

Abbiamo raggiunto telefonicamente Sir George William P. Bloomsbury Kensington – l’autore della foto in copertina del numero 83 di TIPO – per porgergli alcune domande sul suo metodo di lavoro e altre curiosità. Sir George aveva fretta, visto che stava per iniziare il bridge con gli amici, quindi abbiamo deciso per tre domande tre.

Cosa ti ha ispirato nello scattare questa foto?
Era una giornata di meraviglioso e sferzante libeccio, un vento che può fare impazzire i cristiani e forse anche altri monoteisti e a me sembrava che i due anziani lì sul lungomare fossero sull’orlo di una crisi di nervi e che potessero collassare da un momento all’altro e allora mi sono sbrigato a fare la foto, prima che crollassero. Nel frattempo c’era tutto un traffico pedonale interessante e leggermente anarchico, che contrastava i due anziani e l’altra coppia che pareva più a suo agio.
Devo dire comunque che mi sbagliavo, i due anziani non sono crollati e sospetto che siano ancora là.

Cos’è, per te, la fotografia?
Fotografare per me significa semplicemente take one, buona la prima, sempre.
Una foto come sospiro trattenuto per l’eternità e infatti ci sono foto che se le guardi ti manca un po’ il respiro, no?

La tua foto ti piace anche sulla copertina di TIPO o te l’abbiamo rovinata?
Devo ammettere che me l’avete un po’ rovinata, ma devo anche ammettere che mi ha fatto piacere il vostro interessamento e che interessandovi al mio lavoro mi abbiate mostrato un vostro buon gusto che se devo dire la verità non ero così sicuro vi appartenesse.

 

Her Skin e la ricerca della felicità

di Alberto Zanetti

Ha 22 anni, canta in inglese ma è emiliana. Scrive canzoni folk delicate, intime, sognanti e a febbraio è uscito il suo album d’esordio, Find a Place to Sleep. In occasione del concerto a Correggio per la rassegna gARTen, in programma domenica 24 giugno 2018, abbiamo parlato con Sara Ammendolia, Her Skin, dell’importanza del passato, del rapporto con la provincia e dell’etichetta che ha fondato.

Sei in viaggio insieme al tuo album che è anche il primo… Come è stata questa “prima volta”? Sei diversa ora o pensi, semplicemente, al prossimo?
Non mi sento diversa. Il primo vero e proprio album è qualcosa di molto importante credo. Ho dedicato tanto amore e tanto tempo a questo disco e ci sono molto affezionata, sono contenta di poterlo portare in giro. In ogni caso comunque sto già scrivendo nuove canzoni (ride, ndr).

Il tono delle tue canzoni è molto definito: malinconico, atmosferico, intimo… è il tuo normale modo di esprimerti, un’attitudine che ti piace anche in altri artisti (come un genere…) o c’è qualcosa di più personale?
Diciamo che è il modo in cui mi viene naturale scrivere, non so perché. Ci sono tanti artisti che ascolto e ammiro che adottano questo stesso approccio come Daughter o Fenne Lily ma non è stato nulla di troppo voluto o ricercato. Ho provato anche a fare cose diverse ma proprio non ci riesco. Magari poi in futuro cambierà, chissà.

 

compilation di dita di @marcoarmandoalliegro

Un post condiviso da HER SKIN (@herskinmusic) in data:

La tua “vocazione” è nata durante un viaggio a Londra e canti in inglese. Ma qual è il tuo rapporto con il mondo in cui sei cresciuta. Cioè la famigerata, vituperata, idealizzata provincia (emiliana)?
Credo che senza la mia amata provincia sarebbe stato quasi impossibile per me iniziare e continuare a suonare. Sono molto contenta della realtà che mi circonda, abbiamo tanti festival in Emilia e tanti artisti che per me valgono tanto. Ne vado molto fiera!

Potrei/dovrei chiederti quali sono le tue influenze, cosa ascolti… Ma preferisco domandarti: per te dove inizia la storia della musica, la tua almeno? Sapere che c’è stato qualcuno prima ha ancora un senso? Oppure ognuno fa quel che vuole – come, dove, quando può – e ciò che conta sono esclusivamente il momento e le sensazioni?
La mia storia della musica inizia dagli Oasis (ride, ndr). Nel senso che è da lì che ho iniziato ad ascoltare musica. Poi i classici: i Beatles, i Clash, i Rolling Stones, i Kinks… Non in questo ordine. Da lì poi ho iniziato a scoprire cose diverse, ora ascolto davvero di tutto ed è bello così secondo me. Non bisogna limitarsi, scoprire cose nuove è stimolante. Conoscere quello che c’è stato prima è importante tanto quanto sapere cosa sta succedendo ora.

 

ho un nuovo impermeabile 📹 @marcoarmandoalliegro

Un post condiviso da HER SKIN (@herskinmusic) in data:

Sei giovanissima, ma hai già creato – insieme ad altri – un’etichetta. Cosa vi piace? Chi cercate?
La nascita di Tempura Dischi è stato qualcosa di molto spontaneo e organizzato tra amici. Siamo nati con l’intento di sostenere la musica indipendente modenese ma con il tempo si sono aggiunti artisti che vengono da… un po’ dappertutto. Non cerchiamo nulla di particolare, se non di continuare ad aiutare e alimentare queste piccole realtà.

“Find a Place to Sleep”… L’hai trovato questo posto? Cos’è per te dormire? Dimenticare, sognare, fuggire, essere o mettersi al sicuro?
Diciamo che in questo disco per me “dormire” è trovare un posto sicuro e felice in cui restare. Smettere di spostarsi e smettere di cercare sempre qualcosa. Non so se l’ho trovato, non credo, ma comunque questa ricerca mi ha portata fin qui quindi sono contenta e ti dirò, forse preferisco così.

(21 giugno 2018)

 

(foto in evidenza di www.leilaura.com)

 


Info: www.herskin.tumblr.com

Siamo andati all’Area Sismica di Forlì a vedere il concerto di Elio Martusciello, Francesco Giomi e Stefano Costanzo

di Alberto Zanetti

Sempre bello tornare all’Area Sismica dove hanno ancora un senso e stanno insieme cose e concetti che sembrano ormai estinti o, irrimediabilmente, a pezzi: libertà, ricerca, leggerezza, cortesia, intelligenza, lavoro, scommessa…

E poi la magnifica campagna forlivese verso la collina, verdissima e con una grande luna piena a salutare la fine del concerto. O meglio, del viaggio di circa un’ora offerto da Elio Martusciello, Francesco Giomi e Stefano Costanzo con la loro improvvisazione elettroacustica fatta di cacofonia e silenzi, fisicità e caso. I tre hanno curriculum da elenco telefonico, ma sono lì – umili, tesi e appassionati – a pochi metri da noi.

Un concerto a più movimenti cuciti assieme da cenni, frammentazioni e caos. I tre si regolano con rapide occhiate: accenni di piano, eruzioni industriali, trame elettroniche, archi sfregati, scampanellii… Ambientazione rurale, ma suono da shock urbano, antidoto allo storytelling totalitario di questi tempi. La batteria è un corpo senza organi, Costanzo un prestigiatore-giocoliere.

L’oscurità della sala amplifica la coinvolgente drammaturgia e ci ricorda che da questi parti pubblico e ascoltatori tendono a non coprire la musica con sbicchiaramenti, chiacchiere e piagnistei.

Emozioni, riconoscenza, applausi e poi delle ottime penne agli asparagi: sì perché qua si chiude sempre con una pasta gentilmente offerta. Grandi.

PS: da non perdere la chiusura di stagione con Rob Mazurek del 12 maggio in attesa degli appuntamenti estivi…

(7 maggio 2018)

 


Info: www.areasismica.it – www.facebook.com/areasismica

“Lemon Therapy”: sesso, adolescenza e comicità nel nuovo spettacolo di Quinta Parete

di Alberto Zanetti

«I giovani di oggi sono complessi, ogni accadimento è vissuto con tormento, passione, coinvolgimento totale». Figuriamoci quando il tema è il sesso. Di questo argomento da niente parla Lemon Therapy, la nuova produzione di Enrico Lombardi di Quinta Parete, in scena insieme ad Alice Melloni con un testo di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano.

Lemon Therapy è una commedia che nasce da una ricerca durata sette mesi, fatta di interviste, incontri e laboratori con ragazzi dagli 11 ai 20 anni, i loro genitori e gli insegnanti. Un percorso svolto insieme da Enrico Lombardi e Alice Melloni che hanno poi consegnato il materiale raccolto agli autori Chiara Boscaro e Marco di Stefano. 

In occasione dell’anteprima di Lemon Therapy, sabato 21 aprile 2018 al Teatro De Andrè di Casalgrande (RE), abbiamo intervistato Enrico Lombardi e Alice Melloni.

Come è avvenuto l’incontro con gli autori Boscaro e Di Stefano? La modalità dell’indagine usata per costruire il testo è interessante…
Chiara e Marco sono nostri amici e colleghi, sono drammaturghi che stimiamo e che abbiamo incontrato più volte in occasione di spettacoli e festival. La drammaturgia è parte fondamentale di uno spettacolo e tutto il materiale che in questi mesi abbiamo raccolto, tra laboratori e interviste con adolescenti e genitori, meritava una cornice testuale che facesse emergere il più possibile la vastità di aspetti che il tema del sesso in età adolescenziale contiene. Inoltre, era da tempo desiderio di Chiara e Marco misurarsi con un testo per ragazzi, l’idea del nostro spettacolo è stata occasione per entrambe le compagnie di realizzare un progetto dedicato a questa fascia d’età.

Il sesso è un argomento come un altro da portare in scena?
Nessun argomento è come un altro, ogni tema necessita di riflessioni ed intenzioni precise per essere affrontato, a volte si pensa e scrive uno spettacolo perché è quasi l’argomento stesso che ti viene a cercare, che per il tuo vissuto magari ti tocca e ti interessa profondamente. Il tema del sesso fra gli adolescenti non ci è solo capitato, lo abbiamo scelto, ritenendolo un argomento fondamentale oggi più che mai, in quanto gli adolescenti del nostro tempo sono i primi a doversi misurare con questa fortissima cultura del corpo che viviamo oggi, la rivoluzione tecnologica e mediatica, la facilità d’accesso ad informazioni, video, ecc., la crescente difficoltà nel relazionarsi con gli altri nel mondo “reale”.

 

Quale parola scegliereste per descrivere i giovani che “parlano” attraverso questo spettacolo?
I giovani di oggi sono “complessi”, come il mondo in cui vivono. Ed essendo adolescenti sono anche pieni di complessi, nel senso che sentono al massimo ogni cosa che succede, ogni accadimento è vissuto con tormento, passione, coinvolgimento totale. Ci tenevamo a portare in scena questa complessità, stando attenti a non imitare, scimmiottare, sminuire nessuno dei loro comportamenti, perché è il loro mondo e loro lo vivono e vi reagiscono spontaneamente, ci siamo volontariamente astenuti da ogni giudizio perché ognuno affronta e supera l’adolescenza a modo suo.

Qual è lo spazio oggi per un teatro che non sia di repertorio o sperimentale (forse un’altra forma di repertorio, ormai), ma lavori sui testi e sull’attuale?
Un teatro come quello che cerchiamo di fare in questo spettacolo tenta di misurarsi con il sistema culturale di oggi, un sistema ingolfato che risponde a logiche di mercato desuete e che sembra non riesca a far presa sulle nuove generazione. Il testo e la messa in scena sono pensati per gli adulti e per i giovani e sono stati ideati per essere allestiti non solo nei teatri ma anche in luoghi diversi: scuole, palestre, auditorium, palchi montati all’aperto, in modo da raggiungere più pubblico e più età possibili.

Quest’anno ricorrono i 50 del Sessantotto… Fu vera rivoluzione (sessuale)? Ce ne siamo dimenticati?
Noi nel ’68 non eravamo nati, di tutto ciò che è stato conquistato socialmente ne abbiamo vissuto inconsciamente e spontaneamente i frutti anni dopo. Oggi non ce ne siamo dimenticati ma siamo di fronte ad una difficoltà enorme nell’imparare dal passato per vivere meglio il futuro, e i ragazzi di oggi hanno le loro personali rivoluzioni da affrontare e come ogni generazione prima di loro devono trovare un modo originale per crescere, diventare adulti e cambiare ciò che non condividono del mondo.

(21 aprile 2018)

 


Info: www.quintaparete.org/antemprima-lemon-therapy

Fotografia Europea 2018: Allons enfants!

di Alberto Zanetti

Per Galilei doveva attenersi ai fatti. Per Robespierre essere virtuoso. Per Rimbaud avere visioni. Per Lenin sfrecciare su un vagone piombato. Per Chaplin farsi crescere i baffetti. Per Elvis ancheggiare. Per il Che non perdere la tenerezza. Per Cruyff giocare a tutto campo. Enigmatico quid del rivoluzionario: può trovarsi ovunque, apparire casuale, sembrare strano e incongruo. Ma poi balena, come un flash, e cambia tutto: rovescia il tavolo, dà scaccomatto, riscrive le regole, “abolisce lo stato di cose presenti”. Basta riconoscerne scatti, pose, istantanee. E allora che aspettate? In marcia per le strade di Fotografia Europea. Perché la rivoluzione non russa e non aspetta…


#1.
Net
Un bel film di Woody Allen si apriva con il primo piano di una palla in bilico sul filo di una rete tennistica. Il celebre sociologo Evgenij Morozov (20 aprile alle 17 in Piazza Martiri del 7 luglio) si occupa di un’altra Rete, ma vi potrà comunque dire da quale delle due parti cadrà la sfera: controllo, oligarchia e barbarie? Libertà, democrazia, ottimismo? Philip K. Dick o Steve Jobs?

Evgenij Morozov


#2.
La voglia matta
Gli eroi “son tutti giovani e belli”, diceva il cantautore. O, almeno, hanno stile: e voi? Qualche consiglio in arrivo da Nina Zilli con lo show “Pensiero stupendo” (venerdì 20 aprile alle 21.30 in Piazza San Prospero) e dall’icona del cinema italiano anni ‘60, e molto altro, Catherine Spaak (sabato 21 aprile alle 17 in Piazza Martiri del 7 luglio). Perché il sol dell’avvenire avrà tinte rosa.

Nina Zilli


#3.
Light My Fire
Amore libero, contraccezione, Eros e Civiltà, cavalca il serpente, “sì voglio Sì”, Gola Profonda, “L’utero è mio”, Porci con le ali, Le Ore, Tropico del cancro, minigonna, frusta, vibratore, Freud, Ultimo tango, “Je t’aime, je t’aime. Oh oui je t’aime”… A Palazzo Magnani c’è Sex & Revolution! Arrossiti?


#4.
On the road, again
”Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”, anelava Kerouac. Ma, Jack, la strada non finisce mai… Basta chiedere al venerato maestro Joel Meyerowitz (in mostra a Palazzo da Mosto e il 21 aprile alle 12 in dialogo con Francesco Zanot in Piazza Martiri del 7 luglio) che ha creato un mondo nuovo grazie alla fotografia a colori e alle vie piene di cose e genti di New York: dai Sixties alla devastazione di Ground Zero.

Joel Meyerowitz


#5.
Internazionale Futura Umanità
L’Iran ai Chiostri di San Domenico, i tratti di costa dal Pacifico all’Adriatico di Mishka Henner (Banca d’Italia), la Cina tra antichità e turbosviluppo di Luca Campigotto (Sinagoga), il viaggio nell’isolamento siberiano di Clément Cogitore (Spazio San Rocco)…

Luca Campigotto


#6.
Finis Russiae
Avete il coraggio di tenere gli occhi aperti di fronte all’accecante tramonto dell’utopia? Allora potete andare a vedere Motherland di Danila Tkachenko (via Secchi): l’immagine più iconica di questa edizione – una casa in fiamme nella notte della steppa sterminata – è sua.


#7.
Ventrali
Hanno saltato l’ostacolo in modo differente dagli altri ricordandoci il gusto della cinnamon, Jarmila Kratochvílová, Alberto Juantorena e quanto sono “sensibili” i neo-fascisti, ecc. Ora la storia degli Offlaga Disco Pax – tre dischi, ammirazione e affetto in tutta la Penisola – è diventata un libro con le foto di Fabrizio Fontanelli. Il Comitato Centrale esige di intervenire alla presentazione di domenica 22 aprile in Polveriera, ore 18.

Offlaga Disco Pax


 

(17 aprile 2018)

 


Fotografia Europea – Europea. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie
dal 20 aprile al 17 giugno 2018
Reggio Emilia, luoghi vari
Info: www.fotografiaeuropea.it

Crediti foto
Foto in evidenza © Danila Tkachenko
#2 © Toni Thorimbert
#3 © Angelo Frontoni
#4 © Joel Meyerowitz
#5 © Luca Campigotto
#7 © Fabrizio Fontanelli


 

This Life Denied Me Your Love. Interview with Giorgio Tuma and Lætitia Sadier

By Alberto Zanetti

We must thank Facebook if today we can enjoy the fruit of a collaboration between Giorgio Tuma, one of most appreciated Italian talents abroad, and ex Stereolab Lætitia Sadier, who recently gave her voice to two songs from This Life Denied Me Your Love, fourth Tuma’s album. A shadowy, folk acoustic/psychedelic jewel, sometimes on a soft electronic carpet, with collaborations like Michael Andrews, Matias Tellez, Matilde Davoli and Populous.

The meeting between Tuma and Sadier happened through the web but next Wednesday 23rd November, in Reggio Emilia, Red Noise presents the first live together. So, waiting for their concert at Circolo Arci Tunnel, we took the time for an interview. 

With Giorgio we talked about songs born by mail, about Salento, Pharrell Williams and soundtracks. Whereas Laetitia threw out right away a not very bad idea: let’s start a revolution and let’s begin it from Reggio Emilia.

claudio tuma

Lots of collaborations in This Life Denied Your Love were born “by mail”. Fate, necessity, a sign of the times?
Giorgio Tuma: All three assumptions are correct. Obviously, if I had the chance to collaborate with Michael Andrews directly in Los Angeles, or with Matias Tellez in Bergen, well, I would have done it at once… eh eh, the whole album is made with mails and files exchange, let’s say moreover 50 studio and 50 delivered files.


You come from Salento. “Lu ientu, lu sule, lu mare” (local dialect: “the wind, the sun, the sea”): hate and/or love?
Giorgio Tuma: I can’t answer to your question. As a child, for different reasons, I suffered with living where my home was and is. Even though economic, social and environmental problems go on, nowadays life’s quality is improved, I can’t deny it. But frankly I must add that if I would have had the privilege of choosing, then I would have prefered to born and to live in North Europe.

Beside all artists usually connected to you (Nick Drake, Sufjan Stevens, Jim O’ Rourke, etc.), what kind of idea of music marked and shaped you?
Giorgio Tuma: I never had problems with listening to any kind of music. For instance, I adore Pharrell Williams as a great musician and producer, theorically different from my musical approaches but if you see things more carefully, it’s not so different as it could seem. We both have a passion for Stereolab and you can hear it very well in some Neptunes’ productions and N.E.R.D.’s albums, exactly like into my songs. Music is a matter of personal perspectives and feelings to disclose.

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According to a very famous and moustached philosopher, beauty “is a soft evening weariness” laying down on nature’s face… What does melancholy mean for you? What kind of relationship does it have with your music?
Giorgio Tuma: It’s something that lies dormant inside, whether I like it or not I bring it with me and it’s part in all I have been writing.

Many of the lyrics of your songs are written by Alice Rossi? Can you talk about her? How does your collaboration work?
Giorgio Tuma: I know Alice from high school. Collaboration started almost by chance, I asked her to try writing English lyrics on some vocals I had previously recorded, from there some kind of magic and natural was born between my music and her words, a magic that went on four albums and three 7″.

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You play folk, but you’re a great Piccioni and Morricone’s fan. What sort of connection do you have with them? Would you like to write a movie soundtrack?
Giorgio Tuma: As I discovered the music of Italian composers, a wonderful world showed itself to me. I remember I was just twenty years old and one of my main worries at that time was to find enough money to order the coming number of Easy Tempo, a collection of ten releases with the best Italian library music inside and some jewels picked up from soundtracks with a unique care and love. But if I really have to tell you one name, then I tell you Piero Piccioni. I can recognize his strings right after a couple of seconds, I listened almost for all the strings he wrote, his musical sensiteveness is one of the dearest things I own.

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You record for a Spanish label, you are an object of worship in Japan, you sing in English… sorry, what about Italy?
Giorgio Tuma: With This Life Denied Me Your Love something happened, if I compare with previous three albums, but it’s definetely not enough, for music takes time, money and an incredible devotion and I can declare so far that the effort is not worth while. You can’t live only with rave reviews, alas, and for Heaven’s sake, I wouldn’t even dare thinking of “living on music” (“one over a thousand can manage it”, someone would say). I just say that the whole matter is pretty mortifying and that’s it, over.

While we were writing these sentences, we heard the news of Leonard Cohen’s death.
Giorgio Tuma: 2016 has been a dark year for music, a year to forget.


 

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It’s not the first time for you in Emilia… Do you like these misty places?
Lætitia Sadier: It will be my third time in Reggio Emilia. I liked it the first and second time I came (at REC festival in 2007 and at Teatro Sociale di Gualtieri in May 2016, Ed.). It is a very appealing little city where revolutions can best work! Well of course the political history would help that a lot. And do we know how much we need healthy politics today, to bring some sense to the absurd worldly situation we live in. Reggio Emilia would make a good starting point, from there, the semi lost idea of revolution could spread to the rest of world.

laetitia sadier

How did you meet Giorgio Tuma and his music?
Lætitia Sadier: Giò sent me a request to sing one of his songs on FB. The same week, his label had sent me a big bag of many CDs of their artists… Gio really stuck out for me. I was immediatly seduced and wrote him that I would be available to sing Anna My Dear, the first song he wrote me. There were 3 more to follow to this day. Through You Hands Love Can ShineRelease From The Center Of Your HeartMaud Hope, which we will perform live together on the 23rd..

Which direction did your music take in the last years?
Lætitia Sadier: I don’t know exactly. I want my music to reflect me, and find myself through it, and it through me. It gets deeper and deeper I guess. It’s an exploration rather than a direction.

Your songs are often about politics and society… How do you feel about the present situation?
Lætitia Sadier: If you ask me today… I think that maybe now that we’re facing Brexit and Trump as Us President, basically two catastrophical political events… I see that people are waking up a bit from their state of hypnosis, and thinking about reacting to the situation and taking matters into their own hands. We have to operate deep changes in the way our societies are run, and humans only react to things when there is a deep crisis, a shock. Maybe now is the time for the “ordinary people” (as in not financial elites for instance) to turn things around and take responsibility for our future.

The first song of yours I’ve heard after Stereolab was Bonnie & Clyde by Luna. 20 years have passed… What do you remember about that wonderful version?
Lætitia Sadier: I hear it this summer on a french local radio station. It was such a surprise to hear how fresh and dark it still sounds. I don’t remember much really, apart from going to a studio in Nycity, somewhere dark and dingy, when ny still had a little bit of edge… Luna and Stereolab were label mates at the time…

(Monday 21 November 2016)

 


On the web
Giorgio Tuma 
Lætitia Sadier
Giorgio Tuma w/Lætitia Sadier (Stereolab) ~ Red noise / Tunnel (Wednesday 23rd November 2016)
This Life Denied Me Your Love. Intervista a Giorgio Tuma e Lætitia Sadier (in italian)